Un'anima nomade.Cammino il Sogno:le orme che lascio dietro di me sono orme di lupo.
Amo
Emily Dickinson(che sarebbe stata una blogger stupenda)-Gibran - Tagore - Herman Hesse - Basho - Issa - Pavese - Holderlin - Plath - Paz - Buzzati - Il Kybalion - La musica celtica - Bach - Debussy -I Lieder - Gli Spirituals - Enya - I Nativi Americani - la Natura - I Colori - Redon - Gli Impressionisti - Jung - ....e mille altre cose...e persone...
Odio
Ma come posso odiare?Io,che amo così tanto la vita?Provo solo dispiacere e dolore per molte cose.Non so odiare.Non ci riesco proprio.
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001 ( non è una testata,semmai tutta una serie di "zuccate"lupesche :)))- TUTTI I MIEI TESTI E POESIE SONO PROTETTI DA COPYRIGHT-Tutte le foto sono mie,a parte quelle tratte dal Web (o "rubate"agli amici sempre previo consenso)ma c'è scritto e comunque, nel caso ci fossero problemi fatemelo sapere, provvederò a rimuoverle.
Amo le nuvole, perché abitano il vento ed i cieli. Perché sfiorano gli orizzonti … e anche perché un po' mi assomigliano (per certi aspetti)
Sono gonfie di luci o di pioggia, a seconda del tempo … e colorate.
A volte penso che lì dentro si nascondano i nostri sogni … Nel mio caso, anche tutta la testa.
Oggi le ho fotografate, poco fa, dalla finestra della mia camera, come al solito, ma stavolta mi hanno fatto pensare alle illusioni, quelle che molto spesso, anche se magnifiche, coprono il mio cielo personale. Così che io non mi rendo conto di ciò che è vero e di ciò che è falso … voglio dire, lo so benissimo, ma le nuvole sono così belle … che magari mi capita di guardare loro e non il cielo.
Urge un vento di consapevolezza … che spazzi via tutta la bellezza, quando è soltanto apparenza: non ne ho bisogno. Preferisco un cielo disadorno, semplice. Vero.
Consapevolezza e fedeltà a me stessa.
Costi quel che costi.
Riyue
Dopodomani partirò per Parigi, in treno: non si vedranno certo molte nuvole, da un TGV, ma fa lo stesso.
Un abbraccio a tutti. Vi lascio in custodia Innerland, mi raccomando.Fatene un buon uso.
Scusatemi se non passo a salutare tutti di persona.I preparativi lupeschi sono qualcosa di stancante. (S)Finirò anch'io su PerleNere....
Ultimamente vedo arcobaleni un po' dappertutto. Spero sia un buon segno...Stamattina c'erano impronte colorate sull'anta dell'armadio in camera da letto e persino nell'angolo tra l'armadio e il muro.
Questo per quanto riguarda la mia casa esteriore: ci sono gli arcobaleni, è un fatto visibile, facendo un po' d'attenzione. Persino documentabile, vedi foto.
Nella casa interiore è tutto un altro discorso: è notte, ma per fortuna c'è una Luna Piena ...di sogni. Un po' pallidina, formato lucciola, pulsante come i doloretti strani che ho da stamattina e che mi hanno obbligata a saltare palestra e a preoccuparmi per il viaggio a Parigi di sabato prossimo.
Ci sono dolori e dolori, ovviamente. La mia Luna dovrebbe far luce su di un dolore che non è soltanto mio.
C'è qualche problema, forse: si è mai vista una luce...che ha paura del buio!?
Molti di noi sono così, credo: non sappiamo di essere Luce...
E sarà dolce, la fine delle cose.L'orizzonte sarà uno specchio immenso: l'alba conserverà le stelle nel suo cuore.
I will find you: ti troverò, un giorno.Per ora sei ovunque, sul mio cammino.
E se non sarà in questa, sarà in un'altra vita.
Il mio abbraccio.
Riyue
Dedicato ad un amico lontano e al suo cane. Dedicato a tutti quelli che cercano di essere fedeli a se stessi e si trovano a doversi leccare ferite nell'anima.
Lupi solitari, che non hanno un branco a cui appartenere.
Qualche tempo fa, privatamente, mi è stato chiesto che cosa si prova a lasciare dietro di sé orme di lupo...una bella domanda, a cui cerco di rispondere anche qui.
Quando, voltandoti, vedi le orme, subito ti spaventi...pensi che un qualche animale ti stia seguendo. Poi, quando osservi un po' meglio, e ti accorgi che quelle orme sono proprio le tue, e tra l'altro sono orme di lupo...allora ti preoccupi, e cominci a guardarti attorno, per vedere se per caso anche altri se ne sono accorti.
In realtà nessuno le vede, puoi farlo solo tu...ma comunque qualcosa di strano nei tuoi occhi ci deve essere, se chi ti avvicina resta incuriosito...insomma, ti guardano come si guarda un animale selvatico.Fuggirà?Morderà?è pericoloso?
Se poi tu, come su Innerland, dici apertamente che animale sei...qualcuno si spaventa.E fugge. O morde, anche, prima di andarsene.
Per questo, per chiarire un po' meglio, ho deciso di scrivere qualcosa su di una lupa bianca...quella che vedete nella foto qua sopra.
"La Solitudine è bianca. Ha raccolto in sè tutti i colori e tutte le voci. Un lupo bianco, una lupa, che affonda i suoi passi ( i suoi sogni) nella neve del mondo: la sua anima è affamata di vita, di conoscenza...affamata di se stessa, ha questa vita, solo questa, per imparare a conoscersi.
Ha trovato, lungo il cammino, i modi per farlo, per viaggiare meglio al suo interno: le parole, che danno un volto alle sue emozioni e una luce ai pensieri;i suoni, che spazzano via l'oscurità della sua origine;i colori, che l'aiutano a trovare il sentiero. E poi c'è una terra, questa,Innerland, che la accoglie, quando vuol correre nei sogni o quando semplicemente vuol leccarsi le ferite...
Una lupa bianca e la Solitudine sono un'unica cosa."
Ora voglio sperare che questi miei occhi non inquietino nessuno...
E, per favore, non confondiamo i lupi con iene e sciacalli (bipedi)... che io e i miei fratelli quattrozampe siamo brave persone...vabbè...animali.
Ed ogni tanto, nel volo, si deve riposare. Si raccolgono i frammenti...il gusto dei ricordi. Un profumo viola di lavanda.
Che la solitudine non sia che tante farfalle?...sembrerebbe impossibile....o le farfalle non sono che giorni, le ali del tempo che ti sfiorano e volano via, senza di te?
Perché ci sono silenzi notturni che si spalancano e non hanno braccia. O forse semplicemente sorridono di stelle.
Un mare, un oceano di stelle e di lucciole: è l'estate.
Io ci navigo sopra non più a vista...ma a cuore (che poi è il modo migliore per vedere veramente nelle cose e nelle persone). Avanzare...ad occhi chiusi...e a cuore spalancato.
Voglio fare del cuore la mia unica vela.Ci soffierò sopra un vento di parole.
“Centro Culturale Pegliese”-Lungomare di Pegli 24FGe Pegli
Con il Patrocinio del Municipio Ponente
20-28 Giugno
Orari : SabatoeDomenica 10-12,3017-22
Feriali17-22
La mostra si propone di presentare una panoramica di alcuni dei principali momenti che caratterizzano la pittura russa del XX’ secolo.
Saranno esposte una cinquantina di opere che abbracciano un periodo che va dall’inizio del secolo fino agli anni ottanta e novanta e che passa attraverso l’ultimo Romanticismo di fine ‘800, l’Avanguardia degli anni ’10-’30, il primo affacciarsi del Realismo Socialista dal ’40 in poi, la cosiddettaSeconda Avanguardia (instauratasi dopo la morte di Stalin e fino all’ultimo quarto del secolo) e “sempre”la forte presenza del teatro russo.
oli su tela e su cartone, pastelli, acquarelli, tempere, matite, carboncini, ecc.
Questo è quanto mi è arrivato via mail dal curatore della mostra: ve lo ricordate il post sulle Icone Russe a Santa Maria di Castello, qui a Genova? Bene, era stata fatta una promessa: sarei stata invitata alla loro prossima mostra, e con la mia fotocamera. E così è stato.
Avreste mai pensato di poter arrivare in Russia partendo con la navebus dal Porto Antico di Genova? Eh, questo succede quando si hanno quattro zampe e una coda (lupesca).Vabbè...un codino.
Arrivare per nave...in una sala piena di luce.
Luce che filtrava dall'esterno, anche attraverso l'esile trama di un mezzero...luce che soprattutto emanava dai quadri, dal loro interno.
Quadri dei primi del Novecento, ma anche più moderni.
Quelle poche gocce di sangue slavo che ancora circolano nella mia anima hanno cominciato a danzare...ed il risultato è che non trovo le parole per descrivere le mie emozioni (ultimamente mi succede spesso, temo sia colpa del mio nuovo modo di pensare: per immagini).
Osservando questi quadri mi sono resa conto di quanto è possibile esprimere di noi attraverso l'immagine, non solo nelle forme o nei colori che usiamo, ma anche e soprattutto nel gesto...nella pittura, più che nella fotografia, a meno che non si tratti di elaborazioni...ma nulla equivale al tratto del pennello, quando la mano vibra insieme all' anima (mi viene in mente il corso di calligrafia cinese, dove il pennello va impugnato praticamente con due sole dita e il più in alto possibile)
Così è facile distinguere, comprendere, quali sono i quadri in cui l'artista non è libero di ritrarre ciò che più gli aggrada, ma deve seguire un pensiero imposto dall'alto e quali invece i dipinti in cui può volare liberamente.
Come pure quelli che più lo rappresentano...
c'è una bellezza particolare anche nei lavori per il teatro: bozzetti per costumi, per scenografie.... Qui l'anima russa risuona di luci.Il tratto è veloce, quasi caricaturale, in alcune opere
...in altre s'impone per la sua semplicità e purezza...come un'icona.
Un percorso tra modernità
...e tradizione
Come avrete letto, la mostra termina domenica prossima. Vi consiglio di darci un'occhiata, se siete a Genova. E magari arrivare a Pegli con la navebus, come ho fatto io: per approdare sulle rive dell'anima russa...
P.S.Una lupa bianca sa che ci sono persone che non possono godere pienamente della bellezza dei colori, anche se possono seguire le forme con gli occhi delle loro mani (così come lei non può più udire certi suoni ma riesce a cogliere le vibrazioni della luce)...e allora vi invita a "gustare" l'atmosfera di questa mostra immaginando un profumo: avete presente l'odore dell'erba tagliata in estate, quel profumo fatto di tante piccole essenze diverse?Oppure quell'odore che la pioggia regala alla terra nei boschi?
Bene, ora avete l'idea di cosa sprigionano questi quadri, anche senza poterli vedere.
Venerdì sera, mentre stavamo andando ad un concerto di classica, di cui scriverò separatamente, mi sono imbattuta in questo suonatore rumeno: arpa celtica, in Via Garibaldi!!!
Abbiamo parlato del mondo, della scomparsa dei valori della vita, dell'armonia...e della musica (non ho potuto non fermarmi, non al suono di un'arpa, di un'anima, come quella).
Se io dovessi scegliere di essere uno strumento, a parte l'essere respiro, per la mia voce, io vorrei tanto diventare un'arpa celtica...e poter risuonare lungo le strade, dove la gente corre e non si ferma...perché, ne sono sicura, in mezzo a quei pensieri veloci ce n'è sicuramente più di uno che avrebbe bisogno di questa armonia, di questa pace: di riposare in questa musica.
Come descrivere le mie sensazioni, le mie emozioni? Come "passarle" anche a voi? Come farvi vedere attraverso i miei occhi, ascoltare con le mie orecchie...come, avendo a disposizione solo un'immagine e le mie parole?
E allora vi parlerò a modo mio, come sempre...vi dirò di ricordare com'è una strada deserta alle 8 e mezza di sera. Immaginate le note che escono da quell'arpa, vi guardano negli occhi e poi cominciano a camminare, a danzare attorno a voi, vi avvolgono i piedi e poi sempre più su...sino al cuore.
Poi vi fanno vibrare la gola, schiudere le labbra e cantare. Perchè alla fine è questo che ho fatto: ho ricambiato la musica. L'arpa ha suonato per me, io ho cantato per lei.
Del resto non c'era in giro nessuno, a parte quel piccione che sbeccuzzava delle briciole...ed è rimasto tranquillo, mentre io accennavo Evening Falls.
Voglio dire, l'altra sera c'è stato un silenzio che è diventato musica.
Poi il suono è diventato inudibile, si è inoltrato nel silenzio. Ma la musica continuava: dentro.
Auguro a tutti un'esperienza simile.
Ci sono cose, incontri, che cambiano la tua vita: non la stravolgono, ma l'arricchiscono.
La strada era molto bella, una curva ampia, un ponte sospeso tra una stella ed una lucciola. Il paesaggio: un Sogno.I ricordi: un volo di rondini.
Arrivata alla fine della curva, ti accorgi improvvisamente che la strada ti sta portando al punto di partenza.
Allora ripercorri il cammino all'indietro, in rispettoso silenzio, grata per gli orizzonti che hai visto, per i giorni trascorsi...quelli che restano, intatti, nella memoria, mentre ritorni sui tuoi passi muti.
E guardi avanti. E segui il vento.
Il silenzio parla a suo modo: può essere il volo di una foglia...o quello di una rondine. Un qualcosa di te che cade sull'acqua e danza in cerchi infiniti.
Il guizzo lucente di una coda di lucertola. Un profumo lontano.
E quando il Silenzio ti bacia, quando posa le labbra sul tuo cuore, allora puoi chiudere gli occhi. E cantare.
Questo vecchio post, a me molto caro...ve lo offro con l'aggiunta della mia voce.
“Ciao! Io sono Tommy. A dire la verità sarei un peluche femmina. Avevo provato a dirlo, ai miei padroncini: non mi hanno mai ascoltata. Forse non conoscevano il linguaggio dei giocattoli: non sono molti, gli umani che lo comprendono.
Sono un cane, un cane femmina, un cane finto, lo so, ma dentro sono viva. E imbottita di sogni: per forza, stavo nella camera da letto! Dovete sapere che quando la gente si sveglia al mattino, i sogni non è che … puff ! svaniscono. Macché, la gente si alza e loro vanno a dormire, si riposano, han lavorato tutta la notte : indovinate un po’ dove si sono infilati per stare al calduccio? Appunto, nella mia pelliccia. E’ che lì ci sono rimasti: qualcuno di loro mi ha detto (parlano anche i sogni, sapete?) che è meglio stare in un cane finto che in certe zucche.
Ora i padroncini sono cresciuti, io mi sono riempita di sogni (loro ne hanno sempre meno) ma anche di polvere: così sto qui, tra i bidoni della spazzatura, infilata in un sacchetto troppo corto. Sono qui che aspetto.
Vedete? Sono un cane femmina bravo: guardate come sto calma e tranquilla. Proprio non capisco perché non mi vogliono più.
Veramente, qualcuno che voleva adottarmi ci sarebbe stato: una lupa bianca che passava di qui con una macchina fotografica tra le zampe. L’unica persona che si è fermata a guardarmi, tutti gli altri tiravano via: devo essere proprio un cane brutto e sporco.
Lei è stata gentile, mi ha persino rivolto la parola per prima. “Ciao! - mi ha detto – Che cosa ci fai qui?” Così, visto che parlavamo la stessa lingua, mi sono fatta coraggio e le ho raccontato la mia storia. Di quando sono nata in quella vecchia fabbrica: già, io non ho avuto una vera mamma, come gli altri cani, quelli vivi. Però molte mani mi hanno accarezzato, lisciato, mi hanno attaccato un paio di occhi di metallo, molto belli, con le ciglia già disegnate. Poi, insieme a tanti miei fratelli e sorelle, ci hanno messi nella pancia di un enorme camion, eh, ora lo so che si chiama così, pensavo fosse chissà quale drago … poi sono finita in una vetrina tutta piena di luci, sembrava di essere in un acquario, ma l’acqua non c’era e mancava anche l’aria. Poi, improvvisamente, mi hanno presa, impacchettata (non vedevo più niente), e, quando mi hanno liberato da tutti quei fiocchi e carta dorata, ero sotto ad un grande albero: più finto di me, a dire la verità.
In un attimo sono finita nella stanza dei miei padroncini: mi hanno strapazzata ben bene, in tutti questi anni.
Solo che ora, tutta piena di polvere e col pelo arruffato … i padroncini cresciuti …. Non servo più a niente. Non mi hanno neppure impacchettata, per gettarmi via. Lo vedi? Spunto per metà dal sacchetto. Aspetto, so che il drago, il camion, arriverà presto. Dove vanno, i giocattoli che nessuno vuole più? Qualcuno lo sa? Tu lo sai?
Ecco, ora ho fatto piangere quella lupa bianca e gentile. Mi porterebbe con lei, a casa sua, così ha detto, ma non può, non vive da sola: a malapena c’è posto per lei. “Ti faccio una foto, così ti porto sempre con me, è tutto quello che posso fare, poi ti metto in un posto da dove non ti caccerà mai nessuno: si chiama Innerland, è la mia tana. C’è tanto spazio, vedrai, starai bene e ci faremo compagnia “ E mi ha scattato delle foto. “Non devi avere paura, perché, in qualche modo, tu vieni con me”.
Così io aspetto. E non ho paura. Perché la mia anima di peluche andrà su Innerland, presto. Lì, mi ha detto la lupa, anche un cane finto può correre. E forse volare, persino.”
Riyueren
P.S. Sono tornata stamattina, nello stesso posto. Ma è passata una settimana. Ho trovato i bidoni della spazzatura pieni di altra roba. Tommy non c’è più. Al suo posto c’è un gran spazio vuoto. Pulito, perfino: ma molto vuoto. Però so che la mia Tommy è qui, non solo nella foto: è qui, da qualche parte, che corre su Innerland.
P.P.S “ssss…zitti, sono Tommy. Sono qua, nascosta nel blu del template. Scommetto che qualcuno di voi si sta domandando che fine ha fatto l’imbottitura di sogni. Beh, non andateglielo a dire, alla lupa: quando si è voltata per andare via, gliel'ho soffiati tutti sulla pelliccia. Ora li ha lei: sapete, penso proprio che ne farà buon uso.”
Che fine possono fare, i Sogni? Sono fatti della stessa sostanza dell’Anima, quindi sono eterni, indistruttibili, inesauribili.
Puoi calpestarli o possono calpestarteli in tutti i modi, con tutte le parole, con tutte le scarpe possibili … forse si deformeranno un poco (ma per poco) e il segno resterà come un sigillo, una firma, per sempre. Come le etichette sulle valigie: dicono i luoghi che hai visitato, le persone che ti hanno sorriso e ti hanno fatto sorridere. Anche quelle che hai fatto piangere o hanno fatto piangere te.
Puoi seppellirli, convinto che così “non ci pensi più” … e dopo anni, magari, dalla terra comincia a spuntare qualcosa, una fogliolina tenera, poi un colore e un profumo … che tu non puoi più ignorare.
Il Fiume della Vita è come tutti i fiumi, a volte quasi asciutto, a volte impetuoso, a seconda delle piogge e delle stagioni. Chissà se l’acqua soffre scorrendo sulle pietre, quando non sono ancora levigate dagli anni. ...
E sicuramente, in prossimità dell’Oceano, s’infrangerà, insieme a te, sugli scogli, prima di tornare ad essere un granello di sabbia tra milioni di altri, sulla riva.
Le pietre sono parole o anche silenzi. Così come parole e silenzi possono essere come pietre: non vorrei riceverne, così come non vorrei lanciarle.
I Sogni possono essere soltanto scalfiti. Sanguinano un po’, ma poi passa. Restano le cicatrici: il vestito più bello con cui adornarsi in battaglia. Dicono quanto hai lottato e quante volte sei sopravvissuto..anche se spesso e volentieri il tuo unico nemico eri tu.
(I Sogni seguono percorsi invisibili, interni. Hanno semi e mani per spargerli -e spargerti-nel vento)...
Piove, a volte, sulle terre dell'Anima: piovono ricordi e non sempre sono felici, come non sempre sono tristi.
Il Tempo è in piena. Gli istanti straripano oltre gli argini dell'ora.Lasciamo che i ricordi invadano questa nostra terra: forse ha sete, e non lo sappiamo.
Lasciamo che tutto si depositi, si amalgami a quello che siamo ora, permettiamoci di diventare qualcos'altro, restiamo in attesa.
Ecco, ora la pioggia diventa tempesta e la solitudine ci sferza le mani tese e vuote. Ma ci sono semi, in questo vento: colori e suoni invisibili che vengono a riposare nelle nostre oscurità (spesso il dolore è caldo, come il sangue).
Questo fango contiene nutrimento per nuovi e vecchi sogni. Fioriranno. Presto si vedranno germogli d'Anima. Danzeranno lucciole, su questi campi: non le distingueremo dalle stelle. Saremo Cielo. E Volo.
Nel cuore di tutte le cose, all'interno di ogni essere vivente, non c'è Silenzio: ci sono semplicemente dei suoni sconosciuti, vibrazioni che noi ignoriamo. Alla musica della vita, molto spesso, noi siamo sordi.E chiamiamo "silenzio" quello che in realtà è un suono immenso, un suono totale...di cui noi siamo parte.
Vivere camminando il Sogno non è che cercare di affinare l'udito, procedere con l'anima e il cuore ben aperti.
Con lo stesso criterio, noi definiamo Buio ciò che in realtà è Luce invisibile, sconosciuta. Ai colori della vita...già, non siamo abituati neppure a quelli...
Andare controvento: andare contro il sogno. E contro il cuore. Per questo poi la polvere negli occhi ti fa piangere. Perché non è soltanto polvere: sono i mille frammenti di te, della tua strada, dei tuoi sogni, del tuo cuore e di qualcosa che neppure tu sai bene cosa...
E la strada non è diritta, ogni tanto c'è una curva che te l'allunga, ti nasconde la visuale per un po', non sai che cosa c'è al di là, non sai se c'è un orizzonte...o se stai ritornando indietro.
Tu ricorda solo questo: c'è una farfalla. Sempre. Subito dopo la curva. E quella farfalla sei tu. Il tuo sogno. Il tuo cuore.
Perché sono tanti, i Passaggi.
Tanti, come sono i granelli di polvere della strada. Tanti quante sono le farfalle, o i sogni. Tanto grandi quanto può esserlo il cuore, se vuoi, e tanti come sono stati, sono e saranno i tuoi voli.
C'è un suono in ogni cosa, che fa della tua vita una musica, una melodia, armoniosa anche con le sue dissonanze.
C'è un colore, in tutto, anche in te, nonostante, a volte, sulla strada, calino banchi di nebbia o cammini una notte dalle mani vuote di sogni. C'è una luce nascosta, che a volte salta fuori, così, come una lucciola.
Devi solo seguire, non inseguire. Andare "verso", non "contro".
Scorrere come l'acqua. Restando te stessa. Trasparente.
Perché c'è un profumo, un sapore, in ogni cosa, anche in te: l'odore dell'alba.
Ho voluto inserire qui un vecchio post, e non solo per provare le possibilità dell'account pro...Ha un senso, questa lettera,magari solo per me, ma ce l'ha. Purtroppo la registrazione salta un piccolo pezzetto sul finale. L'ho sottolineato, chiedo scusa.
Le parole mettono in cammino. Sono il viaggio e insieme il luogo dove ci si incontra: terre inesplorate e continui orizzonti. Non sempre e non soltanto suoni: anche il silenzio è parola, pellegrinaggio in sé e nell' "altro da sé".
Possono essere troppe, le parole,a volte troppo poche.
Ma non importa chi è stato, che cosa ha detto, come lo ha detto o quello che non ha detto. Non importa neppure se nulla è stato detto perché non c'era nessuno a parlare o ad ascoltare. Le parole viaggiano comunque, anche quando apparentemente nessuno le parla e nessuno le ascolta.
Non importa quello che avrebbe potuto essere e non è stato o quello che è stato veramente, neppure quello che potrebbe essere ancora, o quello che davvero sarà.
Tutto questo è doloroso, ma bello. Ha una bellezza tutta sua, perché qualunque cosa sia, comunque sia, sai che arriva ad una meta, ad una fine che non è un arresto, perché non ha il vuoto davanti: è proprio da quella fine che tu hai inizio.
Sei tu quella che finalmente nasce, quella che decide, che sceglie di vivere e di far vivere i sogni.
Le parole su cui abbiamo viaggiato in questi nostri incontri mi hanno dato molto. Molto di me stessa, intendo. Anche se la prima ferita ce l'hanno inferta altri, più o meno consapevolmente e quando più eravamo senza difese, la violenza più dolorosa e più assurda è quella che facciamo a noi stessi giorno dopo giorno, quando riviviamo in noi non solo il ricordo delle parole o dei silenzi subiti, ma mettiamo in scena i modelli che ci hanno plasmato, i copioni che abbiamo appreso, i ruoli, sempre gli stessi, così rassicuranti nella loro tragicomica quotidianità...
Questa violenza ti blocca, restringe i tuoi orizzonti, così che dovunque ti giri, il naso e gli occhi sbattono davanti allo steccato di un recinto, e non importa se è coperto da tralci di rose rampicanti e profumate, è sempre un recinto, una gabbia, dorata, magari, ma sempre una gabbia. Palizzate e sbarre indurite dai depositi alluvionali di parole che si sono accumulate nel tempo. Parole che sono cresciute attorno alla carne, si sono avvinghiate all'anima come quei rampicanti parassiti che radicano sui tronchi degli alberi e li soffocano a morte.
Parole come quegli orribili fili metallici che annodano agli alberelli per ridurli a bonsai: parole che non lasciano crescere secondo natura.
Cara Marilena, le parole che abbiamo condiviso mi hanno dato la chiave per uscire, per spiccare il volo. Il coraggio di fare un gran salto e atterrare dall'altra parte su quattro zoccoli ben saldi.
C'erano una volta un cigno che credeva di essere un brutto anatroccolo e un cavallo selvaggio che credeva di essere un somaro. Ora sanno che cosa sono veramente, si sono specchiati nelle parole.
Certo, il cielo aperto con le nuvole e le montagne e l'immensità della prateria con i boschi, i laghi, i fiumi, il mare con gli abissi infiniti come i suoi doni, tolgono il fiato e danno un po' di vertigine. Perché la libertà è vertiginosa.
Ci saranno momenti in cui il cigno rimpiangerà la gabbia e il cavallo sognerà il riparo sicuro del suo recinto, ma grazie alle parole su cui abbiamo viaggiato saranno solo momenti.
Le parole possono essere anche colori, nonostante, come questi che vedi, siano segni neri su bianco. I nostri incontri mi hanno fatto riconoscere in me i colori primari: tre, guarda caso. Non saprei dire se il Rosso è il Genitore, il Blu l' Adulto e il Giallo il Bambino, è così che li immagino...ma di sicuro sarà interessante lavorare sulle mescolanze. Naturalmente senza la pretesa di Appendere il Quadro Perfetto. Non mi va di contemplare un disegno sempre identico a se stesso che ammuffisce sul muro. Può essere tranquillizzante, ma sa sempre di muffa.
Un bellissimo racconto di Piumini, "Lo Stralisco", parla di un pittore che realizza un quadro utilizzando tutte le pareti della stanza di un bimbo malato, un quadro che muta continuamente, perché lui lo ritocca sempre, seguendo le indicazioni e le osservazioni del bimbo.
Forse è questa la vera perfezione e insieme il compito delle parole: spingere la gente a mutare, seguire e inseguire, sognare, lottare, salire su di un cavallo bianco e saltare tutti gli ostacoli, o volarci sopra, come solo un uccello sa fare.
Fermo restando che ci sono anche ostacoli fatti di nebbia: o si ha la pazienza di aspettare che si diradino, o si trova il coraggio di passarci attraverso.
Una canzone che amo molto (Evening Falls di Enya, nell'indegna versione cover della sottoscritta) soprattutto per il testo, che mi assomiglia...Ed una foto che amo altrettanto: questa specie di collage che vedete, sta in camera mia...e, in un certo senso, anche nel mio sangue...
Una serie di "scatti" sulla spiaggia di Cogoleto, al crepuscolo.In dono agli amici e ai viandanti silenziosi. Perchè nessuna parola potrebbe rendere la pace di questo respiro d'acqua.Così immenso...
Così semplice, in questo azzurro. Così immenso e lontano, nei suoi orizzonti.Così profondo e mutevole, nel suo interno. Così simile al cielo, a volte limpido e puro, a volte velato di nuvole e pensieri...soltanto i sogni osano navigarlo: i sogni, ed i miei occhi.I primi sono le vele, i secondi... la bussola. Il corpo è la mia barca,un po' scrostata con le sue mille riparazioni.
E l'anima...ah, l'anima è il navigatore solitario che vive di orizzonti. Ogni respiro è un viaggio.
Intanto, sulla riva, nel sale delle onde, si frantumano e si sciolgono i ricordi: diventano sabbia fine. Per catturare meglio la luce del giorno e poi cederla alla notte.
Un piccolo fiore notturno. O forse è una lucciola, quel petalo luminoso che vola nel vento.
Il mio giardino sta tornando ad essere soltanto mio. Una lupa solitaria, in fondo, è contenta: la tana non è affatto scomoda, è stata arredata con molto amore, questa spelonca. Questo abisso.Di sogni.
La foto è stata scattata dal finestrino del treno, il vetro era stato rigato da chissà chi e chissà perché...per questo non è nitido, il paesaggio. In fondo, i miei occhi, è così, che vedono, specie se tolgo gli occhiali.
Forse l'anima ha un po' troppe righe, cuciture di frammenti....
E questo mare sembra avere due occhi che guardano ovunque, un po' come me.
Ci siamo guardati reciprocamente: specchiati, riconosciuti.Simili.
Non resta che andare a vedere quel che riposa sull'orizzonte. Nonostante il peso del vento.
Le immagini parlano da sole, come questa. Penso al fatto che il mio superfluo, il mio "scarto", per qualcuno può diventare "il necessario", l'indispensabile...l'"unico".