Un'anima nomade.Cammino il Sogno:le orme che lascio dietro di me sono orme di lupo.
Amo
Emily Dickinson(che sarebbe stata una blogger stupenda)-Gibran - Tagore - Herman Hesse - Basho - Issa - Pavese - Holderlin - Plath - Paz - Buzzati - Il Kybalion - La musica celtica - Bach - Debussy -I Lieder - Gli Spirituals - Enya - I Nativi Americani - la Natura - I Colori - Redon - Gli Impressionisti - Jung - ....e mille altre cose...e persone...
Odio
Ma come posso odiare?Io,che amo così tanto la vita?Provo solo dispiacere e dolore per molte cose.Non so odiare.Non ci riesco proprio.
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001 ( non è una testata,semmai tutta una serie di "zuccate"lupesche :)))- TUTTI I MIEI TESTI E POESIE SONO PROTETTI DA COPYRIGHT-Tutte le foto sono mie,a parte quelle tratte dal Web (o "rubate"agli amici sempre previo consenso)ma c'è scritto e comunque, nel caso ci fossero problemi fatemelo sapere, provvederò a rimuoverle.
Una "lupa bianca" e "la sua inseparabile macchina fotografica" (così era scritto nella mail del curatore, Gianfranco Margaroli, che mi è arrivata stasera) sono state invitate: si tratta di un'altra splendida mostra di icone russe,dipinti, lacche e artigianato natalizio.Vi posto la locandina.
Apertura il 5 Dicembre ore 15
Feriali ore 15,30 - 18,30
Sabato e Festivi ore 10-12,30/15,30-18,30
Spero che possiate andare a vederla, (dico soprattutto agli amici blogger genovesi). Non vorrete dovervi accontentare, anche quest'anno, della mia recensione, vero?
Ci sono bellezze che vanno toccate con mano, non solo attraverso le parole di un altro, anche se è una lupa bianca.
P.S. Quest'anno, una novità. Per i "mercoledì del castello", il 9 Dicembre h 21, nella la Cappella Grimaldi presso il Convento di S.Maria di Castello si terrà una conferenza: "Le Icone, arte e mistero" relatore il Dott.C.Lisandria.
E ci sono cadute che ti sprofondano in te stesso, sino a toccare il fondo: da quel punto, così lontano eppure così ricolmo di te, di ogni dolore, di ogni sogno, di ogni possibilità ... non puoi che risalire.
Sarà un rialzarsi, prima sulle ginocchia, poi ... quell'ala spezzata, sì, proprio quella, ti porterà nel tuo volo più bello.
10 Novembre 2009. La Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza www.marciamondiale.org (iniziata in Nuova Zelanda il 2 ottobre, nella ricorrenza della nascita di Gandhi, divenuta “Giornata Internazionale della Nonviolenza", per terminare il 2 gennaio 2010 a Punta de Vacas, in Argentina) nel suo attraversare città, Paesi e Continenti ( ben 6 continenti e oltre 100 nazioni) passa anche da Genova.
E qui le si affianca una “Maratona” di poesie, musiche, canzoni, letture e coreografie, proposte direttamente sul palco del Politeama Genovese dai tantissimi studenti delle scuole di Genova che hanno aderito, insieme a molte organizzazioni, alla Marcia Disarmante.
Ci sono anch’io: fotoreporter per un giorno (dalle 8,30 alle 14). Eccomi a condividere, come sempre.
Il giorno prima della marcia vado a trovare Gandhi, la statua che gli è stata dedicata al Porto Antico. Lo ammetto: uso il verbo “trovare” nei due sensi, quello di andare a far compagnia ma anche quello di scoprire dov’è, perché non l’avevo mai vista.
Le bandiere della Pace s’illuminano di una luce interiore, non tanto per il sole, ma per le mani giovani che le dispongono, le toccano, se ne rivestono.
Sono sicura che, se potessi fotografare i cuori, ci troverei i colori dell’arcobaleno: sì, anche lì.
La mia fotocamera, la mia “compattina”, non ha molta voglia di funzionare in automatico: evidentemente, per l’occasione, preferisce che si lavori di squadra, così scatto pressoché tutto in manuale.
Salto e “scatto” di qua e di là: in coda al corteo, davanti.
Rinuncio ad appollaiarmi sui leoni che sorvegliano la cattedrale di San Lorenzo: troppi fotografi veri (con teleobiettivi da paura) si sono impadroniti del punto più alto della scalinata.
Così precedo tutti e vado in Piazza De Ferrari: qui il sole mi regala gli scatti più belli, le bandiere che brillano come di luce propria. E i contorni delle persone diventano magici, vicino agli spruzzi d’acqua della fontana.
Non tanto per quello che si vede, ma per quello che si percepisce: non so se rendo l’idea, il senso che entra in gioco è … il tatto!
La Pace, la Libertà, diventano un qualcosa che puoi toccare: sono palpabili, nell’aria.
Le respiri nella freschezza delle parole e delle canzoni che i ragazzi hanno creato per quest’occasione (e senza fare prove in teatro, come sottolinea Daniele Gatti, l’attore che coordina la “maratona” in veste di presentatore … e anche di cantante, una voce splendida).
Così io fotografo le mie emozioni, a volte accenno i canti che conosco, a volte piango in silenzio, per questi giovani che vivono il presente disastroso che noi gli abbiamo preparato ed erediteranno un futuro in cui noi “adulti” li stiamo confinando sempre più, giorno dopo giorno (come indiani in una riserva).
Ma c’è una parola, e la voglio scrivere con l’iniziale maiuscola, sì, c’è una Parola, che qui al Politeama si può persino toccare con mano, basta avere un’anima e un cuore in grado di restare aperti, nonostante tutto.
Una Parola che s’intreccia a tutte le altre parole, pronunciate e cantate, è lì, tra le mani dei ragazzi, di quelli che stanno sul palco e di quelli che ascoltano.
È anche in me, nel mio cuore, tra le mie mani … anche nella mia fotocamera: Speranza.
Non puoi avere paura del buio, quando hai questa luce nel cuore.
P.S. Alcuni nomi da ricordare: Patrizia Sassanelli del Centro delle Culture di Genova, Luigi Previati, del Comitato per la Pace Rachel Corrie, Manuela Cappello, Assessore delle Politiche Giovanili alla Provincia (hanno organizzato insieme questo evento).
Vasiliki (Grecia) e Bahiravi (India), le due marciatrici della Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza che sono venute a Genova appositamente per rendere la loro testimonianza.
Nando Dalla Chiesa, in rappresentanza del Comune di Genova, Responsabile Grandi Eventi.
... e la mia amica Yarina (la vedete nella penultima foto, col cappello), il mio amico Lal (l'indiano col turbante, nella foto con lo striscione, in testa al corteo), e tutti i ragazzi che hanno reso più belle le mie foto con la loro presenza e più vivo il mio sguardo con la loro speranza.
Grazie. Il mio abbraccio. Per tutti.
....un grazie anche alla Dott.ssa Elmina Bravo per l'organizzazione dell'evento e per la fiducia nelle capacità fotografiche della sottoscritta "
… perché nel diario di bordo “la nave ha subìto molte trasformazioni”, si legge: comandante e marinaio, una sola persona … una persona sola, che molto probabilmente è la nave stessa.
E tu, nave ed insieme equipaggio, assapori il mare, le acque salate, luminose di giorno, quando il Tempo sta a picco sulle vele, il suo vento le gonfia e trascina … e ti acceca.
La nave incontra la tempesta, gli scogli, la dura necessità del Silenzio che la frantuma e la muta in Altro.
Un granello di sabbia sulla riva, sei anche quello.
Credi di essere solo, perché vedi in te stesso il confine.
Te lo leggi sulla carne.
Abbandonato sulla riva, ignaro e spoglio.
La Solitudine, una pallida luce che argenta le onde, viene a viaggiarti la notte.
Tu, piccolo grano di sabbia, ancora non sai che germogli le stelle.
Quando il Sogno a riva s’infrange. E la sua acqua ti accarezza.
Ecco, il compleanno è alle spalle, forse dovrei dire che ho sulle spalle un anno in più … e sono pronta a mettercene sopra un altro.
Conoscendomi, sarebbe meglio sostituire la parola “anno” con “sogno”….
Spero di avere ancora molti sogni: come si dice? Ho le spalle grandi. Riuscirò a portarli tutti, anche quelli più pesanti.
E quel moncherino, ricordate? Sì, l’ala: è ricresciuta. Ci ha messo un po’ più tempo di quello che credevo, non è stato indolore, ma ora è impaziente di provare il cielo.
Avevo promesso di dividere la mia torta. Beh, potrete mangiarla con gli occhi, così non farà male a nessuno di voi. (come potete vedere qui sotto, ho dovuto salvarla da uno squalo bianco, un pesce-cane che si aggirava nei pressi, come se non bastasse già il Principino)
I regali sono stati molto apprezzati: due libri da parte del Principino (“Due candele per il Diavolo” di Laura Gallego Garcia e “L’ombra del vento” di Carlos Ruiz Zafòn) un bel vaso di ciclamini (che mi ha subito fatto da modello fotografico - ero stata categorica: niente fiori da veder morire in un po’ d’acqua nel giro di due giorni), un paio di guanti neri caldi caldi (i miei ultimi, ehm, da equitazione, tra l’altro, erano ormai bucati) e gli scarponi da trekking (con una scritta stupenda “Nessun luogo è lontano” che mi fa venir voglia di tenere la scatola, come facevo da bambina) da parte del Prence (pare si andrà per lunghe camminate, forse in montagna, che bello!).
Sir Gentian se l’è cavata con 50 euro. Speriamo che a Natale sia più generoso (e io che speravo nella Nikon D90! ma forse, un attacco di ... generosità senile...).
I numeri vicino alla candelina? Beh, lì non posso farci niente: quelli, sono. Anche se il Principe voleva che li invertissi … sì, 25!!! E chi ci avrebbe creduto?
(eh, eh! forse tutti quelli che quest'estate mi hanno scambiata per la ragazza di mio figlio, che ne sta per compiere 24... )
Domani sarà il mio compleanno. Ho deciso di regalarmi un sogno (un altro!!!). Questo post, un po’ lunghetto … è la carta che lo avvolge. Dentro, c’è la mia libertà.
Altrimenti, a chiunque ti avvicinerai, saranno solo due vuoti che si uniscono. E due vuoti non si riempiono a vicenda. Si annullano: in un vuoto molto più grande. E immenso.
Diciamo no, a chi riempie il suo vuoto personale con violenza e odio, pensando di anestetizzare il proprio dolore causandolo ad altri: sono strade che non portano da nessuna parte.
No a chi fa del male ai bambini, alle donne, a chi è diverso da lui per razza (che poi è solo l’involucro esterno, un’apparenza!) per credo religioso (abbiamo tutti la stessa Origine, cambiano solo rituali e nomi) scelte sessuali (come si può condannare l’amore tra due persone?), menomazioni fisiche e/o mentali (ognuno di noi è qui per uno scopo e deve trovare l’aiuto che gli è necessario per scoprirlo e portare a termine il suo compito), no a chi fa del male agli animali, alla Terra, all’Universo (ignorando di farlo, in questo modo, anche a se stesso, perché tutto è collegato, piante, animali, uomini: è come tagliare il ramo su cui si è seduti).
Il Bene ed il Male sono due rive molto vicine: il fiume della Vita del Mondo, e quindi anche della nostra, scorre tra queste due sponde....scorre nell’unico letto che le lega entrambe.
Spesse volte la scelta, tra una riva o l'altra, è una semplice questione di millimetri …
P.S. Il mio modo per “dire no” è scendere nelle strade del mio cuore, svestire la mia anima di tutti quegli indumenti comodi, ma anche ingombranti, che gli anni mi hanno messo sulle spalle e camminare così il mio sentiero. Perché il mondo può cambiare solo se noi riusciamo a cambiare noi stessi. La rivoluzione deve cominciare a livello del singolo.
Le regole dei Guerrieri Arcobaleno (trovate sul web, c’è un grupposu Facebook-anche se non mi iscrivo a FB, spero mi permetteranno questo copia-incolla, sono parole importanti, e me le sono regalate, proprio per il mio compleanno)
1 - Rispetta l'importanza di tutti gli esseri - Respect the importance of all beings
2 - Tratta tutti con rispetto e gentilezza - Offer fair and kind treatment to all
3 - Aspira ad imparare per tutta la vita - Yearn to learn throughout life
4 - Cresci esplorando idee e valori insieme agli altri - Grow by exploring ideas and values together
5 - Credi nelle tue idee e agisci coerentemente ad esse - Believe in your ideas and act on them
6 - Insisti nella pace, libertà e giustizia per tutti - Insist on peace, freedom and justice for all
7 - Valorizza la nostra interdipendenza con la natura - Value our interdependence with nature
L’anima scorre, si conosce grazie alle rive che l’accolgono, rive di carne che sono lei stessa e che la sua corsa infinita modella. Si conosce da ciò che in lei si rispecchia: i cieli, l’erba, la pioggia, lo sguardo di chi viene, assetato o soltanto curioso … di vedere se stesso.
Quante volte dovrai affacciarti all’anima di un altro, per poter vedere la tua?
Quando riconoscerai te stesso nell’Altro e l’altro in Te, forse, allora…
Sono le piccole cascate, i piccoli salti del ruscello: un più acuto mormorio, quello che parlano i boschi; una luce più bianca, più chiara, per in-cantare le stelle.
Questo è il pensiero scelto per caratterizzare l’ attuale edizione del Festival della Scienza, dedicata al Futuro, qui a Genova. Una frase stupenda. Un invito al Sogno, meglio, alla realizzazione della sua bellezza.
Il futuro non può che appartenere ai Sognatori della Bellezza: dove per Bellezza s’intende soprattutto armonia. Ed Armonia è Equilibrio, ed Equilibrio è Giustizia: essere voce per chi voce non ha. Per chi parla una lingua diversa dalla nostra. Per chi ci sembra lontano mentre in realtà non è che il nostro prossimo, così vicino a noi perché è anche dentro di noi. Fa parte di noi e del Tutto di cui siamo parte. Quel Tutto che tutti ci contiene.
Ho incontrato la forza del Sogno, ieri,nell’ambito del Festival della Scienza (Genova- Palazzo Ducale) alla conferenza FUTURASIA – La Medicina Tradizionale Cinese e i nuovi orizzonti della ricerca scientifica (dialogo internazionale con Luisella Battaglia, Antonio Guerci, David Neal e Jill Robinson).
E questa forza, immensa, potente, l’ho vista negli occhi di una donna: Jill Robinson. Ho cercato, nei limiti miei e della mia fotocamera, di rendere l’idea della sua anima, un pezzo di cielo luminoso che non potevi fare a meno di notare in mezzo a tutta la gente, veramente tanta, che ieri era nella Sala del Minor Consiglio.
Ci sono persone che brillano di luce propria e illuminano gli altri … di luce riflessa.
Voglio passarvi un po’ di quella luce che ho ricevuto...
Jill ha cominciato a descrivere, con la sua voce calma e intensa, com’è nata AnimalsAsia Foundation: è nata da un incontro, il suo incontro con gli Orsi della Luna.
Nel 1993, invitata da un amico giornalista a visitare in gruppo una “Fattoria della bile”, mentre gli altri comprano il medicinale (nella medicina tradizionale cinese la bile d’orso è largamente usata perché ritenuta dotata di grandi proprietà terapeutiche – del resto anche qui da noi l’acido ursodesossicolico viene impiegato per lo scioglimento dei calcoli biliari, ma è prodotto in laboratorio), Jill si avventura in quello che potremmo definire il “retrobottega”.
Qui scopre gabbie anguste, in posizione orizzontale come bare, che imprigionano orsi impossibilitati a muoversi (le gabbie sono “grandi” quanto il loro corpo, niente di più).
Gli animali, non appena lei entra, si agitano terrorizzati.
E qui, sono parole di Jill, nella sua vita arriva un messaggio, come sempre arriva nella vita di tutti noi. Un messaggio a cui tu puoi rispondere. O decidere di non farlo.
Per Jill il messaggio arriva sottoforma di una zampa, una femmina d'orso che la tocca da dietro, attraverso le sbarre: Jill si volta e, senza pensare alla pericolosità della cosa, fa quello che di solito si fa tra esseri umani quando ci s’incontra. Prende quella zampa tra le mani: non accade nulla di terribile, il contatto è delicato, commovente. Il messaggio è arrivato. Jill sceglie di rispondere. Promette che si occuperà di loro.
Ha inizio il Sogno: tutto quello che viene dopo, è la realizzazione di questo sogno.
Attraverso le cuffie, dalla voce della traduttrice, ascoltiamo: Jill comincia a raccontare la non-vita degli Orsi della Luna nelle Fattorie della Bile, specie di allevamenti lager (non trovo altra definizione) in cui questi poveri animali vengono privati della loro bile quotidianamente, per tutta la vita (anche per 25 anni, sono molto robusti, purtroppo), con sistemi che fanno venire i brividi, per la crudeltà con cui vengono messi in atto.
Quando alla voce di Jill si aggiungono le immagini dello schermo gigante, la mia vicina di sedia si toglie le cuffie e si copre il volto con le mani.
Io faccio una fatica enorme, trattengo le lacrime, e resisto, perché so che è giusto, devo vedere e capire di quali orrori siamo capaci.
Jill cita un detto cinese che suona più o meno così: “Chiudere gli occhi non farà stare meglio chi soffre”.
Nonostante la AAF sia stata riconosciuta e abbia stipulato un accordo, unica ONG, con il Governo Cinese, a tutt’oggi ci sono ancora 7000 orsi prigionieri in Cina e 4000 in Vietnam.
Arrivano al centro di recupero disidratati e in condizioni spesso disperate.
Jill cita casi, nomi (danno un nome ad ogni orso che riescono a salvare).
Un orso arrivato al centro… cieco, per via delle infezioni agli occhi mai curate, con i denti rotti (spesso sono gli allevatori a segarli o toglierli con pinze –scordatevi l’anestesia – per evitare di essere morsi).
Un altro orso aveva le zampe non vi dico come ridotte: non metteva piede per terra da anni. Sottopeso, per tenerlo in vita, l’allevatore gli iniettava antibiotici non idonei, aveva un tumore al fegato (come spesso accade a questi animali tenuti in gabbia nelle fattorie) di circa 6 kg.
In questi casi purtroppo l’unica cosa che i veterinari del centro possono fare è praticare l’eutanasia. “Mi spiace molto – ha detto Jill – mi spiace, perché è morto odiandoci come specie, perché non abbiamo potuto fargli capire che stavamo cercando di salvarlo”.
Ci sono orsi mutilati di un arto o di due: vengono catturati con le trappole, illegalmente. Il Dott. David Neale, nel suo intervento, ha spiegato che al centro arrivano anche molti cuccioli d’orso: la madre viene uccisa e si prende il piccolo, di solito a poche settimane d’età; quindi, un animale che dovrebbe rimanere con la mamma per almeno due anni, viene nutrito con zuppa di riso, immaginate con quali conseguenze per la sua salute fisica e psichica (sviluppo scheletrico - muscolare e comportamentale).
Jill, però, ci ha presentato anche l’aspetto sorridente del centro: orsi che, pur mutilati, si arrampicano sugli alberi (una volta che riescono a buttare giù la protezione attorno al tronco – già, sono protetti anche gli alberi - ) o trovano ugualmente dei corteggiatori, come Freedom, l’orsa senza zampe anteriori che aveva ben 5 fidanzati.
Seguono quindi foto di momenti lieti: gli orsi giocano con poco, bastano ghiaccioli (beh, di formato gigante, a misura … d’orso), pneumatici, pali, secchielli e, quando capita, bagni in "piscina" o in grandi tinozze, dove stanno a giocare per ore.
So che i post troppo lunghi fanno disperdere l’attenzione, così smetto di scrivere (per ora). Un altro post lo dedicherò ad un piccolo riassunto della conferenza
Questo l’ho dedicato a Jill, per dirle, se mai dovesse passare di qui, quanto sono felice di essere sotto il suo stesso cielo in questo tempo e anche di aver condiviso il suo respiro, ieri. Di aver ascoltato, come poche volte mi è successo nella vita, uno sguardo perfettamente in armonia con la voce che lo possiede.
Spero di poter condividere anche il suo sogno. Un giorno. Chissà.
Perché ci sono anime che ardono dentro e sanno appiccare il fuoco in ogni anima che incontrano. Il fuoco dell’Amore (che si propaga per contagio, da cuore a cuore). E a me sono rimaste tra le dita scintille di Sogno: è con quelle che sto scrivendo, stasera.
Riyueren
PS. eccovi ancora il link, AnimalsAsia ha bisogno di tutto il sostegno possibile www.animalsasia.org
Dott.ssa Jill Robinson MBE
Nata in Gran Bretagna, nel 1985 si trasferisce a Hong Kong dove lavora come consulente per l'International Fund for Animal Welfare. Nel 1998 fonda Animals Asia Foundation e nel luglio 2000 conclude il primo ed unico accordo in materia di animal welfare che una ONG abbia mai firmato con le autorità cinesi. Già membro dell'Animal Welfare Advisory Group presso il Governo di Hong Kong e consulente onorario dell'OceanPark Conservation Foundation di Hong Kong. Insignita Membro dell'Ordine dell'Impero Britannico (MBE) dalla regina Elisabetta II nel 1998.
Nel 2005 vince il Marching Animal Welfare Award e nel 2006 si aggiudica la medaglia d'oro del Winsome Constance Kindness Trust per i servizi umanitari.
Nel 2008 viene nominata Outstanding Earth Champion del governo di Hong Kong e designata Ambasciatore per l'Asia nel World Animal Day.
Che cos’è il Sogno? Luce ed ombra. Insieme. Non è illusione, quella la lascio al mondo che chiamano reale. E che non è altro che un sogno collettivo. Per questo si dice che ha valore ed è reale, perché è una visione che condividono in molti.
Per me, il Sogno è un modo di vedere il mondo dentro e fuori di me, una diversità di cui non vado fiera, ché mi ha sempre confinata in angoli solitari. Forse appartengo ad una specie bizzarra, mutante, sicuramente non protetta. Ci proteggiamo da soli.
Ci sono piani diversi, non in competizione tra loro,forse perché non sono piani umani, ma infiniti. Né belli né brutti, nè buoni nè cattivi, né saggi né folli (anche se saggezza e follia sono legate tra loro più dell’anima al corpo, sua parte visibile).
Ma ci sono, anche se solo per chi vuole veramente vederli. E denuda il proprio cuore, si rende simile ad una foglia, cammina a piedi scalzi, a cuore, scalzo, e canta nonostante i rovi della realtà - sogno collettivo.
Incosciente? No, è al massimo della consapevolezza. E della compassione.
Bisogna camminare il Sogno, dopo averlo tessuto: in istanti, ore, giorni … vita.
E ogni mattina, all’alba, cercare di svegliarsi da quel sogno chiamato Realtà. E che molto spesso è la vera notte.
Di cosa è fatto il Sogno? Di noi. Noi Sognatori.
Di Luce ed ombra, che si conoscono l’un l’altra nel loro stare insieme.
Ecco. Ho aggiunto alla playlist delle ninne nanne: ora desidero cullarmi nelle parole. Ora che non ci sono più domande. E quindi neppure risposte.
Perché viene un tempo in cui non ci si può fermare né per chiedere né per rispondere: io cammino tra le parole con il cuore spalancato, le raccolgo per strada, le cullo e mi lascio cullare. Le riscaldo tra le mie braccia, e loro riscaldano me con quella piccola luce che nascondono dentro.
Un po’ come nella Piccola Fiammiferaia: la mia anima le accende, una dopo l’altra, passo dopo passo.
Sono parole che hanno occhi. Sono i miei occhi, quando brancolo nel buio dei sentimenti e delle emozioni che non hanno ancora un nome. Rivestono il mio dolore nudo: stoffa semplice, ma calda.
Anche nelle immagini, mi voglio cullare: addormentare, per quanto mi è possibile. Tanto io lo so che non è un sonno privo di sogni.
Voglio, devo, usare tutto quello che ho a disposizione per raccontarvi la storia che sta dietro a questa foto.
Oh, non è mia, la foto, io ho solo fotografato il manifesto.
Lui è Delaney, ed è bellissimo.
Bellissimo e libero. Ora. Ma prima …
Delaney è un Orso della Luna: non so se riuscite a vederlo, ma sul suo petto, nel nero folto del suo manto, c’è una specie di luna … una falce di peli dorati.
Per questo Delaney e gli altri orsi asiatici come lui sono chiamati Orsi della Luna.
Io ho potuto vederne le foto (ho acquistato il libro Freedom Moon,il ricavato va interamente a loro): sono tutti esemplari stupendi.
Ora immaginate una creatura meravigliosa come questa. Immaginatela chiusa in una gabbia grande non più del suo corpo, imprigionata in posizione orizzontale, sempre. Le ossa deformate, gli artigli che crescono piantandosi nella carne … poco spazio. Poca luce. Poco tutto. Niente amore.
E non basta.
Immaginatela con un catetere rudimentale conficcato nella cistifellea, sempre. Senza anestesia, senza igiene … senza amore.
Immaginate il dolore, nell’essere “munta”in questo modo, privata della bile durante tutta la vita (ed è una creatura robusta, ha un buon sistema immunitario, purtroppo, e resiste anche 20/25 anni in queste condizioni).
Immaginate la sofferenza, giorno dopo giorno, notte dopo notte, che la porta a tentare di porre fine al dolore prendendo a testate la gabbia, cercando di strapparsi i visceri con i suoi stessi artigli …. (Ma l’animale uomo è molto accorto: nel caso ti strappa gli artigli, oltre a segarti i denti, perché tu non possa farti male. Perché tu “gli servi”).
Questo è quanto succede nelle “Fattorie della bile”, un nome apparentemente innocuo che nasconde l’inferno.
Esistono in Cina dagli anni 70, quando, per proteggere gli Orsi della Luna in via d’estinzione (venivano cacciati, sempre per ottenerne la bile, che ha largo impiego nella medicina tradizionale cinese, ed è ritenuta un potente antinfiammatorio) ne viene vietata la caccia e così si escogita questo sistema: l’animale resta vivo e si può ottenere una maggior quantità di bile.
Nel 1993 la Dott.ssa Jill Robinson visita una di queste “fattorie” (ce ne sono anche in Vietnam).
Mentre il proprietario mostra con orgoglio agli ospiti la preziosa sostanza terapeutica, Jill scende nel seminterrato, allontanandosi dagli altri. Ecco cosa vede: una ventina di orsi prigionieri in gabbie simili a bare.
"Avevano il corpo pieno di piaghe e un catetere infilzato nell'addome: alcuni, resi pazzi dal dolore, sbattevano il cranio contro le gabbie fino a procurarsi orribili ferite; altri, si erano spaccati i denti mordendo il ferro. Dalle sbarre vidi spuntare una zampa gigantesca e, inconsapevole dei rischi che correvo, volli toccarla. Allungai la mano, l'orso me la strinse dolcemente. Allora gli promisi che sarei tornata e che l'avrei salvato".
Da quel giorno la vita di Jill cambia. Nel 1998 nasce la Animals Asia Foundation. Unica organizzazione riconosciuta dalle autorità cinesi.
Io vi invito ad usare questo link: www.animalsasia.it Andate a trovare Delaney e gli altri orsi, quelli più fortunati che Jill e i suoi collaboratori sono riusciti a riscattare e curare in appositi “santuari”. Sappiate che non tutti ce la fanno: spesso arrivano al centro in condizioni pietose, pieni di infezioni o di tumori al fegato (anche di 7 Kg). E allora solo la morte, a quel punto, può liberarli. E loro si "addormentano", come Andrew, Mafi, Franzi … ma almeno sono circondati da persone amiche, hanno mani che li accompagnano nel “viaggio”, mani che li accarezzano. Hanno amore.
Per gli altri, quelli che riescono piano piano a riappropriarsi della libertà e della vita, nei “santuari” che Animals Asia ha messo loro a disposizione … bene, per quelli noi possiamo fare qualcosa, amici.
Troverete sul sito della Fondazione tutte le indicazioni che vi servono. Potrete leggere il Blog di Jill e il Diario di Salvataggio.E altro ancora.
Io intanto ringrazio la Dott. Carmen Aiello, Presidente dell’Animals Asia qui a Genova, che ho ascoltato alla conferenza sulla Medicina Tradizionale Cinese presso la Società di Letture e Conversazioni scientifiche a Palazzo Ducale e che mi ha dato il permesso di inserire foto e parlarvi degli Orsi della Luna.
Segnalo due tra gli appuntamenti che vedono impegnata Animals Asia nell’ambito del Festival della Scienza che, come sapete, si svolge a Genova dal 23 ottobre al 1 Novembre.
23/20 – 1/11 Il Festival della Scienza ospita la mostra-evento “Save me from sickening medicine” a cura di “La Sterpaia – Bottega dell’Arte e della comunicazione”, laboratorio creativo di Oliviero Toscani. (Palazzo Ducale, Loggiato Maggiore)
6/11 Concerto benefico “Uno Stradivari per la Luna”in collaborazione con la Fondazione Teatro Carlo Felice, Fondazione Pro Canale e Festival della Scienza. Il Maestro Pavel Berman suonerà il prestigioso violino Antonio Stradivari, Cremona 1716, “Marèchal Berthier” ex Ference Von Vecsey, e dirigerà l’Orchestra del Teatro Carlo Felice sulle note di Felix Mendelsshon –Bartholdy (Ouverture Le Ebridi e Concerto per violino e orchestra op. 64 in mi minore) e Johannes Brahms (Sinfonia n.3 in fa maggiore op. 90). (Teatro Carlo Felice, ore 20:30)
Foto di Riyueren
Permettetemi un piccolo sfogo-commento. Ci sono volte (troppe, ormai, a dire il vero) in cui io mi vergogno di appartenere al genere umano: questa, delle “fattorie della bile”, è una di quelle volte.
E, dal momento che voglio usare tutto quello che ho ( il silenzio, chè ci sono dolori che non hanno parole che possano contenerli; le immagini, quelle che si vedono qui ma soprattutto quelle che potete immaginare e addirittura vedere, se clikkate sul link che vi ho dato,)uso anche il suono, quello della mia voce, e termino con la canzone che ritengo più adatta. “Oh Freedom”.
E, quando il pezzo terminerà, sappiate che io continuerò a cantarlo nel mio cuore. Sempre. E ancora sempre. Non solo per me: anche per gli Orsi della Luna.
Noi usiamo le parole per chiarire, per dare un nome a quello che ci circonda e soprattutto a quello che ci abita: quando cerco di esprimere quello che sento è come se dentro me ci fosse una specie di nebbia, un qualcosa da cui emergono i nomi a mettere ordine in quel caos danzante che molto spesso è la mia anima.
Dalla perfezione del Silenzio all’imperfezione della parola: mi vengono in mente i termini relativi alla nascita: origine, venire alla luce … come paragonare un essere umano alla sua essenza, la nostra finitezza all’infinità dell’Universo.
Il non suono della parola scritta non è vero silenzio.
Neppure le immagini sono silenziose: anche un’immagine parla, sebbene attraverso forme e colori, che poi, un’immagine è essenzialmente luce. E dipende sempre da un punto di vista: il tuo (il modo di osservare, il “taglio”, la luce, il soggetto, il particolare che del soggetto metti in evidenza, quello che metti in disparte o sfuochi sul fondo, quello che addirittura escludi).
Del resto a volte le parole stesse sono immagini che possono sconvolgerti lo sguardo.
Certe parole possono farti vedere paesaggi interiori, tuoi o di altri …. E non sempre piacevoli.
Nel Silenzio, il Vuoto è perfetto: non esiste il nulla, in quello che per noi è vuoto, bensì la possibilità infinita.
Molto spesso le parole ci servono per riempire le voragini che il Silenzio apre sotto ai nostri piedi. Ecco che allora quel vuoto viene gonfiato e gonfiato, sino a che tutto scoppia come una bolla di sapone o come qualunque altro contenitore stracolmo. E cadere è inevitabile: i piedi restano privi di appoggio. In realtà il Silenzio ti fa vedere gli abissi proprio perché tu possa spiccare il volo. Per volarci attraverso. Non certo per farteli riempire a forza di parole.
Ad indicare la strada, che poi è solo una, una fra le mille possibili: a farti venir voglia di viaggiare per cercare la tua. Servono per farti venir fame di te stesso, anche se non le hai dette o scritte tu, ma qualcun altro.
Ogni Paese ha il suo luogo incantato, un posto non molto preciso: cambia a seconda da dove proviene chi ne racconta.
Tra Lucca e Pistoia, la magia avveniva lungo la via Clodia, nel tratto in cui questa, transitando per Serravalle, si trovava a passare per un gruppo di case chiamato La Gabella: già il nome rivela cosa accadeva, bisognava pagare il passaggio.
Ovvio quindi che i viandanti cercassero un’altra strada … di minor costo, se così si può dire.
Ed è qui, su quest’altro sentiero, che si trova la Buca delle Fate. Nel “braccio” di un vulcano addormentato da molto tempo, il monte di Monsummano: un camino ormai ostruito dai detriti per i lavori dell’autostrada.
Ma si narra che un tempo, chissà quando, all’ignaro viandante il vento portasse l’eco di un canto dolcissimo e il profumo del sorriso di una fanciulla.
Poi, giacché tutto questo accadeva al calar della sera, dal cielo notturno si staccavano sciami di stelle e queste lucciole preparavano l’apparizione di una giovane donna: i suoi passi non piegavano l’erba, nessun’orma intaccava la nudità del sentiero.
Chi poteva resistere alla voce armoniosa della Bellezza?
E così, una volta condotto nella Buca delle Fate, il viandante era al di fuori del Tempo, il piede incatenato alle danze. Nessuno tornava. Quei pochi, non vennero mai creduti nient’altro che folli.
E lentamente, un altro incantesimo, umano, stavolta, scese a ricoprire ogni memoria del luogo. Ai bambini nessuno più raccontò delle fate. E le magie scomparvero dai loro sogni.
Il Popolo Fatato, nei pochi boschi rimasti, si è reso invisibile agli occhi dell’uomo. Ma se ancora hai occhi e cuore bambino, accanto ad un ruscello che canta tra i faggi puoi sempre vedere il magico “passaggio”.
Ma se ascolti bene, se riesci a far tacere quel confuso vociare di pensieri nella tua testa, sentirai come un battito leggero: la pioggia nelle sere d’autunno.
Quando la Notte fa cadere gocce di luce: sembrano stelle.
Se provi a respirarci dentro, sentirai il tuo cuore: il palpito luminoso dell’anima.
E se il mio cuore vuole cantare e danzare io non devo fare altro che seguirlo.
Conosciamo già i nostri passi di danza: la solitudine è dolce.
Sappiamo a memoria tutte le note del canto: cadranno dalle labbra come le foglie dal ramo. Ogni stagione ha la sua melodia. Ogni seme … il suo raccolto.
Ho saputo solo stasera che Bea http://beamarbe.splinder.com non è più con noi. In realtà la nostra amica non è più con noi così come la conoscevamo (molti, me compresa, solo virtualmente): Bea è parte di noi, ora, e sarà con noi in tutto quello che vedremo, in tutto quello che scriveremo.
Sei lontana dal dolore, anima dolcissima: buon volo.
Non hai parole,
Sei mano che accarezza
E luce d'acqua.
Lungo i tuoi muri il Cielo
Mi spoglia ad ogni passo. Riyueren
“Tu viaggi nel mio cuore, così come io ho viaggiato nel tuo.
Non avevo viaggiato mai, non con il corpo: sempre con l’anima, un po’ nei sogni, un po’ nei miei pensieri.
Dopo Parigi e Lucca, il destino ha voluto che avessi tre giorni tutti per te.
Perché tu lo sai, raggiungerti è stato il primo piccolo passo di un grande sogno: ripercorrere, a ritroso, il viaggio del mio bisnonno.Andare in cerca delle mie origini lontane … chissà, forse un giorno arriverò in Montenegro dove si sono fermate le ricerche del prozio.
( A San Martino di Lupari, a Monastero, non ci sono ancora arrivata, non questa volta: dovevo venire da te, prima).
Sarà per questo che, scesa dal treno, appena messo piede sui gradini all’uscita dalla stazione,e ancora di più, quando ti ho attraversata sul Ponte degli Scalzi, ho sentito la terra vibrare. Sembrava di essere in una culla. Subito non capivo quel senso di vertigine.
Poi ho compreso:tu sei nata dal mare, ci galleggi sopra, come una nave immensa. Ed io, una nave più piccola, sono andata lentamente alla deriva tra le tue braccia verde azzurre (perché questo è il tuo colore, Venezia: verde azzurro screziato dell’oro del sole).
Sei nata dal mare: come Venere. Le tue strade d’acqua sono serpenti in amore: amano i pali che ti sorreggono. E così tu danzi. E costringi a danzare: di calle in calle, di ponte in ponte. Perché su di te non si può camminare, si finisce per danzare: con lo sguardo, con il corpo, con tutto quello che siamo.
Attraversarti da riva a riva, da isola ad isola, è capire l’amore.
Non sei una semplice città, sei un’essenza, una spezia: nessuno dovrebbe camminarti dentro in solitudine. La prima volta, forse, perché viaggiarti è come essere iniziati al piacere di essere se stessi. Poi no: poi bisogna avere il giorno per amare te e la notte per amare qualcuno. Poter ridonare, attraverso le mani e le labbra, tutto quello che l'anima ha ricevuto nella luce del giorno.
Ad ogni passo, tutto di te è una carezza: l’acqua, la luce, persino gli odori dei canali più stretti dove l’acqua è più ferma.
Vai scoperta a poco a poco, lontano dalla marea dei turisti. Altre maree tu racchiudi nelle calli deserte …
Così come due anime si rivelano l'una all'altra nella scoperta reciproca anche dei corpi ... così io, scoprendo te, scoprivo me stessa. Ad ogni passo...
Come potrò dimenticare il tuo respiro accanto al mio, quel sussurrare cose d'acqua anche di notte, ancora più oscure del nero incedere delle gondole silenziose, tanto da non lasciarmi dormire, il movimento delle alghe sui gradini, le porte sull’acqua, ad insegnarmi la verità dei "passaggi di Soglia"?
E il silenzio, che mi ha fatto comprendere cosa avevo nel cuore?
Tornerò. E non sarò sola.”
Si dice, di solito, tornando da un viaggio, che “là abbiamo lasciato il nostro cuore” o almeno “un pezzo”. Che strano, per me è stato esattamente il contrario: in ogni posto, in questi viaggi d’estate, ho trovato un frammento di me, del mio cuore, e non solo …
Un tempo lontano, la Pania della Croce e la Pania Secca non erano unite.Questa leggenda racconta come l’amore, molte volte, arrivi ad unire anche i monti.
“I pastori son soliti condurre le greggi sui vasti prati che si stendono tra le due Panie. Una pastorella ed un pastore, un’estate, s’incontrano e, tra le ghirlande che intrecciano, c’è anche quella d’amore.
Insieme guardano le pecore. Insieme sognano. Insieme osservano il mare, che mormora azzurro nel varco tra le due Panie.
Ma per il giovane pastore la voce del mare è molto più di un sussurro: è un richiamo. E man mano che l’estate trascorre, quella voce gli parla di orizzonti lontani: realtà nuove che solo un marinaio può raggiungere.
Finisce l’estate, le ghirlande sfioriscono: il pastore saluta l’amata. E va verso il mare, s’imbarca.
Passa un’altra stagione: anche le promesse sono sfiorite. Lei, sola, è sui prati. Aspetta chi non verrà.
Ritorna l’estate. Tornano altri pastori, non lui.
La pastorella conduce il suo gregge, lo guarda, ma guarda anche il mare. E sospira.
Un altro pastore la vede: si è già innamorato, è bastato uno sguardo. Ma lei non intreccia ghirlande, non più. Mai più, con nessuno, gli dice.
Il giovane, allora, scala la vetta del Monte Pania della Croce. Va a chiedere a Dio in che modo si possa alleviare la pena della sua giovane amica. La risposta è una sola: impedire alla fanciulla la vista del mare.
E c’è un unico modo, un sacrificio che il giovane accetta, come sempre fa chi ama davvero.
Si stenderà tra le due Panie, lascerà che il suo volto diventi un gigante di pietra.Ora il mare è nascosto. “
La leggenda oltre non dice.
Ma a me piace pensare che quella fanciulla, una volta compreso il sacrificio e l’amore, sia salita a sua volta sul monte. E che Dio abbia fatto di lei un bellissimo fiore, lì, tra le braccia dell’uomo di pietra.
Sarà possibile, con una semplice immagine, rendere l’idea del mistero e del magico? Specie se legato alla natura incontaminata di luoghi ( e persone, forse).
Io ci provo, con una foto scattata a Barga, dal sagrato del Duomo.
A me parla di leggende, così come ne ha parlato l’amico Stefano, conosciuto sulle mura di Lucca, durante Murabilia. Gli avevo detto che avvertivo qualcosa di misterioso nell’aria della sua città: lui mi ha confermato l’esistenza di numerose leggende sia a Lucca, sia nella Garfagnana. Me ne ha anche raccontato qualcuna, poi mi ha dato il permesso di scriverne.
Non credo di essere una brava narratrice, ma cercherò di aiutarmi con le foto che ho scattato. E scrivendo a modo mio, come al solito. Insomma, sarà la mia interpretazione di queste leggende.
In fondo vorrei davvero essere una specie di fotoreporter … parlare di paesaggi interiori e luoghi d’anima.
“C’è sempre un fiume da attraversare. Due sponde da riunire. Borgo a Mozzano. E l’acqua gelida del Serchio, che inghiotte inspiegabilmente ogni costruzione innalzata dall’uomo.
E c’è qualcuno che ha fretta di completare il lavoro. E qualcun altro che aspetta, con pazienza, di essere chiamato in soccorso. Il prezzo è alto, quando il venditore è il Diavolo.
Perché l’opera resista per sempre e non sprofondi nel Serchio come tutte le altre, il costruttore infernale richiede la prima anima che attraverserà il ponte sul fiume.
L’oscurità, in questo caso, non è amica del Diavolo: infatti, mentre scende la sera, vien fatto passare, a seconda delle versioni di questa leggenda, un cane o un maiale.
Io dubito che il Diavolo ne abbia preso possesso: sono anime troppo pure, quelle dei nostri amici animali.
Ma il Ponte è sempre lì. Forse c’è anche il Diavolo, nascosto tra le acque, nella corrente del Serchio. A schiumare di rabbia.
Lui ha rispettato il patto, l’uomo no. Chi è più diabolico, quindi?”
“Qui c’è una giovane donna. Bellissima. Glielo dice lo specchio. E lei ama sentirselo dire. Tanto che si circonda ovunque di specchi. Le pareti di casa, il libro da Messa … anche in questo ha uno specchio nascosto.
Ma lo specchio, al contrario degli esseri umani, ha un difetto: non mente.
Dei giovani amanti di lei, spariti all’alba di una notte d’amore ( si parla di botole e lame nascoste) lo specchio non sa. Ma un bel giorno comincia a parlare di rughe. Se c’era un'altra bellezza, Lucida certo non può più sapere. Lei, che ha sempre ascoltato lo specchio: la superficie nasconde l’interno.
E il solito venditore, a caro prezzo, contratta: 30 anni di giovinezza. Si spianano le prime rughe, i primi capelli bianchi riprendono il consueto colore. E per 30 anni lo specchio continua a parlare e a dire sempre le stesse cose: “Sei bella”.
Riprendono i giochi e gli amanti. La botola continua il suo silenzioso notturno lavoro … Invecchiano gli amici, i parenti: Lucida è sempre perfetta.
Ma 30 anni passano presto: il venditore infernale viene a riscuotere quello che era suo,in fondo già prima del patto.
Lucida corre invano sulla Torre delle Ore. Corre sui ripidi gradini. Corre a fermare l’orologio del Tempo, le lancette che segnano la sua inesorabile mezzanotte.
Inutile. Il Diavolo la raggiunge, l’afferra: in una carrozza infuocata, dopo una folle corsa sulle mura di Lucca, s’inabissano entrambi nel laghetto dell’Orto Botanico.
Dicono che in certe notti Lucca riveda quest’orribile scena: la carrozza, il fuoco, le urla, il laghetto..le acque richiuse.
Dicono che, a saper ben guardare, nell’acqua si possa vedere il viso di Lucida Mansi. In un gioco di luci. O forse siamo noi stessi a specchiarci negli spazi tra foglie e ninfee …
La Bellezza, in fondo, quella vera, è quella che resta quando quella degli uomini è andata. Sparisce l’involucro e allora si vede davvero quel che è rimasto. Se è Luce. O è Ombra.”
Un altro viaggio di un giorno. La prima volta che vado in un posto che non avevo mai visto. E che ci vado da sola.
Del viaggio in autobus da Lucca sin quasi a Barga non ricordo certo la solitudine, però: ho fatto una lunga chiacchierata con una simpaticissima signora di Camaiore. Avevo con me le foto scattate a Parigi e i ritratti, quindi...
Ci sono persone che incontri per caso (ammesso che il caso esista davvero...mi riconosco agnostica, a questo proposito). Persone che ti fanno traboccare l'anima di un qualcosa molto simile all'amore.E, a guardare bene, sono persone senza età: quella anagrafica, in questo caso, era sicuramente sulla settantina, ma l'energia che si percepiva standole accanto era di una giovinezza incredibile.
L'anima non ha sempre la stessa età dell'involucro che abita. Mentre scrivo, mi viene in mente un pensiero: l'anima è come una luce, meglio, è fatta esclusivamente di Luce (le ombre? quelle ce le abbiamo tutti, servono per mettere in risalto la luce, vanno dissolte, sciolte come fossero nodi, perchè questo, sono, nodi, grumi di luce).
L'anima viene resa visibile attraverso il corpo in cui non solo abita, ma contribuisce a creare, giorno dopo giorno, su questa terra. Non solo il corpo, ma lo sguardo, la voce, il modo di toccare (che poi è anche sguardo e voce, non solo "mano").
La freschezza della gioventù unita al calore dell'esperienza: questo caratterizza certe anime belle.
E Barga? Già avete visto la foto all'inizio del post: uno dei suoi panorami...certo, perchè la sua parte antica è panorama a 360°.
Ero da sola, pochissima gente in giro: solo i miei passi in queste strade.
Il Duomoè proprio quello della famosa poesia del Pascoli, "L'ora di Barga". Voglio offrirvi alcuni particolari del suo interno, per cercare di renderne l'atmosfera.
Ho anche mangiato, da sola. In questa piazza. Un piatto favoloso, col pesto: fatto col mortaio, sicuramente, si vedevano i pezzetti di pinoli...nulla da invidiare al nostro pesto genovese.
La pasta era particolare, mi pare fossero "garganelli", assomigliavano a lunghe conchiglie...
Una giornata insolita: questo genere di solitudine non lo avevo ancora sperimentato. Per fortuna, qui, su Innerland, posso condividere quello che ho visto.
Senza condivisione, vedere e fare cose non ha senso, per me. Come dire? Non ha luce. Perchè se non condividi la luce, se la tieni solo per te, dopo un po' tutto viene fagocitato dall'ombra. E l'occasione è persa.
Ergo: ben difficilmente Innerland diventerà un blog privato.
P.S. Non si può andare in giro per la Garfagnana senza trovarsi avvolti in atmosfere da leggenda.
Il prossimo post sarà dedicato appunto alle leggende tipiche di questi luoghi. Anticipo il mio "grazie" all'amico e fotografo Stefano, commentatore dei miei post lucchesi, che mi ha fornito il materiale, attingendo anche ai suoi ricordi personali ( i racconti dei nonni..ecc...)
Si aprono le finestre. Si spalancano come braccia.Non ci avevo pensato: si aprono verso l'interno, come nella foto scattata alla camera durante il mio viaggio a Lucca.
Abbracciamo noi stessi. Regaliamoci un sorriso. Il cuore ha bisogno di queste piccole cose: ne ha bisogno da noi, inutile cercare altrove. Perché nessuno regala nulla e a volte anche un sorriso ha un prezzo da pagare...non in moneta corrente, certo. In moneta d'anima, molto spesso.
Un pettine di onde districa i nodi, scioglie grumi di stelle e onde: è questo il modo del mare.
Io mi sono affidata al Tempo, per i nodi che tenevo tra le mani...o forse erano i nodi, a tenere in mano me...che importa saperlo? Ho spezzato i fili...
Avevo promesso un post su Firenze: per l’esattezza, un resoconto del mio “viaggio di un giorno”.
Che cosa si può vedere in 8 ore a Firenze?
Il Ponte Vecchio (quindi anche l’Arno), Piazza della Signoria … insomma, tutti quei posti dove non sei obbligato a fare la fila con gli altri turisti per vedere qualcosa.
Non vi infliggerò le foto cartoline d’obbligo.
Vi parlerò di quello che ho potuto respirare di Firenze: 8 ore di respiri … non è poi così poco.
Erano più di 30 anni che non respiravo la sua aria, le sue strade, la sua luce …
La sua luce … bellissima, come quella di Parigi (chissà, forse ce l’hanno tutte quelle città attraversate da un fiume … deve essere perché ci scorre sopra il cielo). Una luce più calda, però: se a Parigi i toni erano sulla gamma del blu, qui siamo nel giallo, nel colore/calore delle terre.
Se Parigi è una “Femme”, una donna sensuale, Firenze è una giovane donna in abiti rinascimentali maschili , almeno, questa è stata una mia impressione.
Siamo andati ad abbracciarla tutta (come avevamo fatto con Lucca grazie alle sue mura) dal sagrato di San Miniato al Monte e poi anche da Piazzale Michelangelo.
Da questi luoghi lo sguardo spicca il volo sulla città. Nonostante si rimanga coi piedi per terra, l’anima vola in spazi infiniti di Tempo e Bellezza.
Le foto che ho scattato sono davvero molte, ma qui sto lasciando via via quelle che considero non “più belle”, ma più significative di quello che ho visto e provato, dentro e fuori di me, girando per le sue strade e cercando, in puro stile lupesco, di evitare il fiume di turisti.
Un posto particolare è per la foto di Via dei Georgofili, dove mio figlio ha voluto andare espressamente. Vi consiglio di clikkare sotto sul link a Flickr, per leggere l’estratto da Wikipedia.
Entrare e rendersi conto di essere in un altro mondo, un altro tempo … non mi vergogno a dire che le lacrime hanno cominciato a scendere: al momento, lì da Agostino (siamo diventati amici) mi sono vergognata moltissimo, perché non riuscivo a smettere. E per di più, posato su di un ripiano, ho trovato un bellissimo libro di Haiku, scritto dal suo amico (ora anche amico mio) e poeta Diego Manca (autore del libro “La donna delle 7 fontane”). Queste maschere e pure gli haiku …
Perché ci sono due tipi di maschere, quelle che si vedono, come queste di Ago (che mi sono ripromessa di indossare la prossima volta che torno a Firenze: se guardate bene le foto vi renderete conto che hanno qualcosa di speciale … le maschere, non le mie foto) e quelle che non si vedono.
Queste ultime sono ombre sui volti delle persone che le indossano, impediscono di vederne l’anima, l’essenza vera.
Le più ingannevoli sono quelle in cui l’ombra sta all’interno del volto, mentre di fuori c’è un bel sorriso luminoso, che distoglie il tuo sguardo dall’unico indizio possibile per “smascherare” l’impostura: gli occhi.
Ascoltate col cuore, sì, questo lo dico anch’io, lo dico sempre … ma ascoltate col cuore rivolto verso di voi, una volta tanto (specie se avete dei dubbi).
Non è vero che l'Anima è invisibile: bisogna sapere come fare per vederla. Conoscere i modi. Io dico sempre che la voce di una persona e la sua anima sono la stessa cosa. Certo, bisogna ascoltare in un modo diverso, non farsi limitare (o, a volte succede, ingannare) dal significato delle parole: accogliere la voce dell'altro come se fosse una musica, una successione di suoni...allora si colgono sfumature nuove, dissonanze e colori, luci ed ombre, ritmi e silenzi.
Nella voce di una persona, l'anima è visibile.
L'Anima, per me, è come una specie di fiore dell'ombra, perché viene da qualcosa che noi non conosciamo, forse perchè è talmente tanto parte di noi che, per quel che riguarda noi stessi, non riusciamo ad allontanarci abbastanza da noi per poterla vedere.
Questo fiore dell'ombra è fatto di Luce.
E la fotografia non è altro che luce. Per questo mi sono finalmente accorta che fare un ritratto fotografico significa vedere (e far vedere, sia al soggetto sia a chiunque lo guardi) l'anima. Almeno, questo è quello che penso io.
Avevo già scritto un post ieri notte, su questo argomento, ma poi l'ho cancellato, perché c'era una cosa che mi sfuggiva, un qualcosa che dovevo spiegare prima a me, se poi volevo tentare di farmi capire da altri.
Non riuscivo a capire, a chiarire a me stessa, quello che trovavo straordinario nei volti della gente: voglio dire, quel qualcosa che, davanti ad un volto, mi fa rimanere come incantata e mi fa pure rischiare di farmi dire di tutto pur di riuscire a cogliere quell'attimo, quella luce, quell'inquadratura.
Finalmente, stamattina, tornando a casa da ginnastica, ho capito.
Mi ha aiutato Melissa, un bimba di 10 mesi, incontrata sull'autobus, seduta in braccio alla nonna. Guardandola, mi sono resa conto che nel tipo di ritratti che amo scattare c'è la stessa luce che hanno i bambini piccoli. Non ho fotografato Melissa, ma tutti quelli che leggono qui sanno benissimo che cosa intendo.
Non c'entra la luce del sole, questa luce di cui parlo è quella che sprigiona da dentro.
www.flickr.com/photos/innerland/3922877954
E così io cerco di cogliere quell'attimo di luce che qualche volta anche noi adulti abbiamo, quell'istante di alba in cui la nostra anima è pura, innocente, molto spesso quando siamo intenti a fare qualcosa che amiamo o pensiamo a qualcosa o qualcuno che amiamo.
In quell'attimo c'è tutto quello che di buono e bello noi siamo...o potremmo essere.
E se nella voce di una persona l'anima parla, nel ritratto di quella persona l'anima canta.Così ecco che con gli occhi si può non solo toccare, ma anche ascoltare.
Sono arrivata a Lucca e ho cominciato a circondarla con lo sguardo, passeggiando sulle sue mura. Spesse volte uso gli occhi come fossero mani: così ho fatto in quel pomeriggio ormai vicino al tramonto...ho accarezzato tutta la città.
Noi a volte non ce ne rendiamo conto, ma un semplice sguardo, rivolto ad una persona o a qualsiasi altra cosa può diventare come l'acqua e la luce del Sole per una pianta: la fa vivere...o rivivere, può farla crescere, arricchirla, può essere uno specchio (per entrambi: per chi osserva e per chi viene osservato).
Quando si guarda così, che poi è con amore, in fondo, si riceve sempre qualcosa di bello.
Lo spettacolo di questa giostra, per esempio: una magia, un regalo di benvenuto.
E non è finita qui. Poco più avanti, nel cielo, un arcobaleno meraviglioso.
Purtroppo posso farvene vedere solo un pezzo, ci sarebbe voluto un grandangolo, penso, o avrei dovuto essere più lontana...ma sappiate che non avevo mai visto un arcobaleno così, da una parte all'altra del cielo, un arco immenso e luminoso sulla città.
E più ci penso, più mi rendo conto che Lucca è davvero magica: il fatto stesso che è racchiusa entro le sue mura non può che farne un centro di energia.
Voglio dire, cerchiamo davvero di usare i nostri occhi per toccare tutto quello che ci circonda, ma tocchiamolo delicatamente, con amore: questo è un modo di camminare che ho sempre adoperato così, senza esserne consapevole veramente. Ho cominciato a rendermi conto di ogni passo, di ogni sguardo, al mio primo viaggio vero, quello a Parigi.Diciamo che a Lucca l'ho messo in pratica coscientemente.
E aggiungerei che una macchina fotografica tra le mani aiuta non poco: amplia la visuale, sebbene tu finisca per guardare entro i limiti di un mirino. La fotografia t'insegna che tutto è Luce. E che ad ogni Luce si accompagna un'ombra. Ed entrambe trovano l'una nell'altra il senso del loro esistere.
E le parole scritte? Io, che le uso da quando ero bambina, posso dire che ti fanno vedere quello che hai dentro. Scrivere è come scattare un autoritratto interiore: luce ed ombra, anche qui, dentro ciascuno di noi.Le parole aiutano a mettere a fuoco il paesaggio che siamo.
Anche ora, mentre sto scrivendo questo post direttamente su Innerland (non faccio mai copia incolla, se non di quelle cose su cui metto la tag "poesia") le parole mi aiutano a comprendere questo: se prima con loro viaggiavo al mio interno, con le immagini il viaggio continua anche fuori.
Qualcuno dirà: e la voce?
Ah, quella è come il vento: serve a fare pulizia... a soffiare via tutta la polvere